PRESENTAZIONE LABORATORIO

 

“Chi ha paura dell’uomo nero?”

 

Tema del laboratorio.

Nel laboratorio di quest’anno il tema che si è affrontato è stato quello della paura. L’obiettivo è stato quello di far ragionare i ragazzi sul concetto della paura in generale e sulle paure e timori di ciascuno in particolare, attraverso un lavoro creativo, fisico e manuale: si è cercato insomma di fornire loro un pretesto per far uscire i ‘mostri nell’armadio’, tentando di esorcizzarli, tramite interventi individuali e collettivi. In particolare ciascuno di loro ha cercato di individuare il proprio “uomo nero”, la propria paura, e facendosi accompagnare da essa nella costruzione della storia.

 

Partecipanti.

Ricci Pietro, Erica Carlini, Emanuele Ardito, Stefania Menghini, Mauro Cavalieri, Andrea Bartolini, Luca Morresi, Paolo Mercuri, Cristina Mercuri, Elisabetta la Notte, Benedetto Eleuteri, Mauro Sguigna, Paola Mogliani, Sara Barbatelli, Matteo Marinelli, Nazzarena Palmieri, Maria Rita Cellini, Massimiliano Cardente. (18 utenti)

 

Metodologia

– Contatto con i ragazzi, prime indagini sulla paura;

– Esercizi di scrittura per familiarizzare con le “parole della paura”;

– Lettura e verifica della comprensione dei testi scelti.

– Lavoro individuale (fisico e manuale): rappresentazione della paura tramite il disegno e diverse tecniche grafiche, espressioni del corpo di fronte alla paura e ricerca di un metodo per affrontare la paura;

– Scrittura di gruppo della storia sull’uomo nero;

– Confronto e sintesi.

 

Tempi.

12 mesi, due incontri a settimana di due ore, con due operatori.

 

Svolgimento.

Nella prima parte dell’anno abbiamo usato “I racconti del terrore” di E. A. Poe e le fiabe classiche. Il fine è stato quello di far familiarizzare i ragazzi con la terminologia e i concetti del mondo della paura. In particolare siamo partite dall’analisi delle figure “cattive” o “paurose” delle fiabe da loro conosciute. Questo per facilitarli ad entrare in un mondo per loro piuttosto difficile da comprendere e di cui parlare, in particolare per il carattere di astrattezza che ha il tema e per le difficoltà nell’area cognitiva che ciascun utente ha (anche se con gradazioni diverse). Partire da immagini e racconti a loro  molto familiari (la conoscenza delle fiabe rappresenta la base comune dell’infanzia di tutti gli utenti) ha permesso ai ragazzi di muoversi in maniera piuttosto sicura, acquistando fiducia in se stessi e nelle proprie idee, presupposto fondamentale per poi portarli a creare loro stessi un racconto.

Cominciare con le fiabe classiche ci ha permesso inoltre di far vivere ai ragazzi la paura come una sensazione superabile e affrontabile, rendendoli consapevoli che le paure che avevano da piccoli ora non le hanno più. In particolare abbiamo usato per gli esercizi di lettura, comprensione del testo e scrittura i seguenti racconti:

Cappuccetto rosso (il Lupo)

Biancaneve (la strega)

Cenerentola (la matrigna)

Il lupo e i sette capretti (Il Lupo)

I tre porcellini (Il lupo)

Jack e il fagiolo magico (L’orco)

Pierino e il lupo (il lupo)

Hansel e Gretel (la strega)

Siamo passati poi ai “racconti del terrore” di Poe per arricchire il lessico e introdurli al mondo della paura degli adulti. I ragazzi hanno partecipato con vivo interesse alla lettura dei racconti, il linguaggio e le immagini cruente li hanno particolarmente interessati perché l’ansia e il terrore che venivano fuori erano poi gestite dall’intero gruppo e una volta condivise venivano “smontate”. In particolare abbiamo letto i seguenti racconti (chiaramente sintetizzati e semplificati da chi conduceva il laboratorio):

Il gatto nero

Il pozzo e il pendolo

La caduta della casa Usher

 

Nella seconda parte dell’anno si è molto lavorato sulla conversazione libera e sul racconto delle proprie paure, una volta individuata la paura predominante in ciascuno di loro, intorno ad essa si è costruito un racconto, cercando sempre una modalità, con metodo induttivo, per affrontarla. Si è scelto come figura che fa da collante di tutti i racconti quella dell’uomo nero perché è la meno caratterizzata e agganciata ad un senso del terrore più astratto.

 

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